Citroen C1 racconta lo stile delle citycar

By Attualità

duo

L’originale Citroen C1 nasce nel 2005, e dal suo esordio mostra immediatamente le ragioni di un successo che ha regalato alle citycar nuova vita. Tanto stile, compattezza esterna e abbondante spazio interno, ma anche stabilità su strada fino ad allora sconosciuta per questa tipologia di vetture.

Il segreto per lo straordinario spazio interno, in rapporto alle dimensioni esterne, stava nell’architettura ‘cab forward’, ovvero cabina in avanti. Portare il parabrezza sul cofano motore regala immediatamente spazio, percepibile in maniera evidente dal conducente e con ampio margine in larghezza per e gomiti ed in altezza per la testa.

Accorgimenti ed astuzie che ribaltano il concetto di piccolo equivale a scomodo, e che grazie ad un design moderno legittimavano un immediato gradimento da parte del pubblico femminile. La scelta era facilitata anche dal design posteriore, con quel portellone che si proponeva nella tecnologica trasparenza in grado di risolvere brillantemente la silhouette tronca, per rimanere entro i 3,43 metri di lunghezza complessiva.

ric

Il lancio italiano avveniva in una cornice che rappresentò una spontanea sponsorizzazione per entrambe le situazioni: C1 vestiva ricC1one ed in cambio la città romagnola cambiava nome da maggio a settembre 2005. Una provocazione, che portò la citycar francese ad una notorietà immediata, che andava oltre lo stesso prodotto.

Trascorre poco tempo dalla presentazione, ed arriva la prima edizione speciale della citycar, quella C1 Pinko che, rivista nel look esterno ed interno, fu protagonista di una memorabile sfilata con due compagne testimonial Pinko d’eccezione: Naomi Campbell ed Eva Herzigova.

pinko

L’immagine ben rende l’idea, di come una ‘semplice’ citycar si possa arricchire di contenuti stilistici fino ad allora riservati a vetture di maggiori dimensioni. Compattezza non fa più rima con rinuncia, e diventa una dichiarazione di personalità, che ancora oggi tanto piace a chi vuole abbinare la forma alla sostanza.

1

 

E le serie speciali proseguono, inseguendo il pubblico giovane che ama la musica, come espresso da C1 Deejay, portatrice di una serie di personalizzazioni destinate ad avere grande riscontro da parte del mercato.

L’unico limite a questa serie era probabilmente rappresentata dalle capacità sonore dell’impianto audio, sacrificato alle leggi dello spazio interno e non propriamente in linea con l’approccio Deejay. Il successo commerciale ha comunque evidenziato come questo aspetto sia scivolato in secondo piano, rispetto al look trendy dell’allestimento.

vanity

E poi nuovamente moda, con l’edizione Vanity Fair che celebra il 10° anniversario della rivista di moda. Una edizione pensata al femminile, con l’intento di unire la praticità allo stile con esclusive personalizzazioni come il tetto bicolore, per la prima volta disponibile su C1.

A guardarla ancora oggi, questa versione rappresenta un esercizio di stile proiettato al lusso, oltre che alla moda. Una vocazione che rientra nel carattere della piccola C1, abituata ad esprimere personalità ben oltre i 3,43 metri della sua lunghezza.

Condividi  Share on FacebookGoogle+Tweet about this on Twitter

Last modified: 14 maggio 2015