Viaggio nel Made in Italy dell’automobile

By Attualità

Da una parte la voglia di scegliere un’auto fabbricata in Italia, dall’altra la libertà di scegliere in base alle capacità di sviluppo del singolo marchio, a prescindere dalla bandiera dello stabilimento produttivo. Due approcci che da sempre si confrontano, e che devono misurarsi con il cambiamento in atto nell’industria automobilistica nazionale.

Con l’imminente spostamento della produzione di Panda (da anni il modello più venduto in Italia) in una base produttiva estera, chi volesse perseguire la strada del Made in Italy trova più facilità di scelta nei lussuosi marchi che mantengono una produzione nazionale, ma con un listino che facilmente supera i 100.000 Euro.

Da una parte è il riconoscimento di una competenza produttiva di alto livello: Ferrari, Pagani, Lamborghini e Maserati sono nomi di tutto rispetto, ma dal punto di vista numerico la loro produzione non può certo competere con la già citata Panda, oppure con quella 500 da tempo prodotta in Polonia.

Scendendo con listino, rimangono Alfa Romeo (che ha tolto il modello Mito dalla produzione), Lancia, Jeep (Renegade) e Fiat. Marchi che puntano sulle capacità produttive di stabilimenti come Melfi, Pomigliano, Cassino, Mirafiori, Grugliasco e Modena.

Melfi e Pomigliano, in particolare sono le due maggiori realtà produttive, che nel primo caso hanno già perso Fiat Punto (da poco uscita di produzione) e nel secondo dovranno convertirsi dopo lo spostamento di Panda all’estero.

Non dobbiamo scordare anche l’importante contributo dei numerosi stabilimenti che si occupano di componentistica, aziende leader a livello mondiale che nel tempo hanno consolidato forniture ai principali costruttori di qualunque nazionalità.

Di certo sarà difficile replicare il successo di quella Panda, che continuerà a riscuotere un grande successo commerciale, come già succede per 500, indipendentemente dalla localizzazione (o meglio de-localizzazione) della produzione.

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Last modified: 19 luglio 2018