Una gara di regolarità, per raggiungere il Motorshow di Bologna in smart: 300 miglia che tradotte in chilometri ne valgono 482. Tempi serrati e navigazione rigorosamente da roadbook: ecco come è andata.
Il cronometro vicino al logo dell’evento speciale creato per festeggiare il ritrovato MotorShow di Bologna, lascia subito intendere che si tratta di una gara in cui il tempo fa la differenza. Tanto quanto la distanza che separa Roma da Bologna, attraverso un itinerario che attraversa Lazio, Toscana ed Emilia.
Come si usa nelle gare di regolarità, occorre seguire una precisa tabella di marcia con appositi punti di controllo, riducendo al minimo le penalità.
Partenza dalla sede romana di Mercedes-Benz, dove si trova anche smart come marchio del gruppo Daimler, esattamente in zona Tiburtina quindi tutto sommato lontano dal trafficato centro città.
La prima parte del viaggio è piuttosto semplice, con il trasferimento autostradale verso Orvieto, dove dobbiamo punzonare il nostro primo passaggio.
Ed ecco il paesaggio che ci accompagna appena usciti dall’autostrada, con la collina su cui svetta Orvieto, con le sue case ricavate dal tufo e ricche di una storia che si manifestava ancora prima dell’Impero Roman0.
L’arrivo alla tappa si prospetta tutto sommato leggero, e non lascia presagire l’andatura che via via diventerà più sostenuta con la complicità dell’assillante cronometro.
Il paesaggio continua ad affascinare, con la luce dell’inverno che fa risaltare ulteriormente i campi separati dal colore delle rispettive coltivazioni. Vista l’andatura piuttosto sostenuta del nostro viaggio, l’asfalto accentua la sua disomogeneità e l’intervento dell’ABS nelle brusche frenate scatena qualche rimbalzino.
Ma chi l’avrebbe detto che con una smart ci si può divertire così tanto; il motore da 900 cm3 e 90 CV abbinato al cambio automatico doppia frizione twinamic viene certo spremuto più del dovuto (anche se alla cambiata sequenziale con palette al volante preferiamo la modalità completamente automatica), ma è certamente un bel banco di prova per una vettura a vocazione urbana.
Rinunciamo anche alla modalità sportiva, visto il tipo di percorso che alterna curve a rettilinei, seguendo le indicazioni della nostra app che dallo smartphone scandisce il tempo.
Di smart apprezziamo particolarmente il volante, con le sue generose dimensioni ed una presa che agevola i momenti più intensi di guida, una guida che arrivati a metà percorso ci impedisce di godere del paesaggio circostante.
Altra tappa e punzonatura, con una sosta in cui vediamo altri equipaggi con problemi di carburante. Non è il nostro caso, grazie ad una sosta anticipata rispetto agli altri concorrenti, seppure ci sia toccata una penalizzazione.
La successiva tappa prevede una prova speciale, all’interno dello sconosciuto Circuito di Siena, dove il buio non facilita certamente il risultato finale. La possibilità di disinserire l’Esp su smart torna comunque utile in pista, tanto più che il risultato viene misurato in due soli giri.
Dal circuito, corsa finale verso Bologna, con il traffico dell’ora di punta e l’incognita di quello che troveremo in città per raggiungere il nostro arrivo in prossimità della Stazione Ferroviaria.
Come è finita? Non siamo riusciti a salire sui gradini del podio, ma l’esperienza di guida su smart con una distanza così importante è stata una piacevole sorpresa: smart fortwo è una certezza in città, ma ora sappiamo di apprezzarla anche con una guida dinamica sviluppata sulla bellezza di 482 km in una manciata di ore.
Smart fortwo non è certamente l’auto totale, ma diverte come non ti aspetteresti, una conclusione che aggiunge valore all’iconica vettura a cui inizia a stare stretto il ruolo di citycar.
Bruno Bianchi








