Sono sempre più frequenti gli eventi a carattere nazionale dedicati al vino. A Milano, nel weekend dell’8-9 febbraio ce ne sono stati due di particolare interesse: il Milano Food&Wine Festival (organizzato all’interno della tre giorni della manifestazione “Identità Golose”) e i “Vini dei vignaioli” (una rassegna di vini fatti con metodi naturali).
Milano Food&Wine Festival – Emanazione del Merano Wine festival, uno degli eventi del vino di qualità più importanti in Italia (creato da Helmut Kocher nel ’92), la manifestazione milanese è giunta quest’anno alla terza edizione, riunendo un’ottantina di produttori di tutta Italia (più l’azienda francese dello Champagne Ecry e la georgiana Ananiashvili).
Nei saloni di Fieramilanocity è stato possibile incontrare produttori di tutta Italia, e degustare i loro prodotti. Tra i vini a disposizione degli appassionati, c’erano quelli dell’azienda Allegrini, con l’amarone del 2009, il Palazzo della Torre 2010, La Grola 2010 e il Recioto della Valpolicella del 2011; impeccabili, come al solito.
Della folta rappresentanza veneta facevano parte anche Andreola, Merotto, Fratelli Lorenzon, Col Vetoraz, Collalto, Spagnol, Zardetto, Villa Sandi e Vineyards V8+ e Adami, con i loro prosecco. Interessanti anche i vini campani, presenti alla manifestazione con Marisa Cuomo, Borgo Giulia, San Salvatore e Joaquin.
Tra i vini in degustazione, ci hanno colpito quelli della celebre azienda toscana Petra, di Suvereto. Un’azienda famosa per la bellissima cantina realizzata dall’architetto ticinese Mario Botta, e per la collaborazione con illustri personaggi del vino, come Attilio Scienza, professore di viticoltura ed enologia presso l’università di Milano. In degustazione c’erano le ultime annate (2010 per il Quercegobbe, 100% merlot, e il Petra, 70% Cabernet Sauvignon e 30% merlot, e 2009 per l’Alto, 100% sangiovese).
Al di là dell’elevata qualità dei vini, è stata interessante la breve chiacchierata con il brand manager dell’azienda, Sergio Marchetta, presente alla manifestazione. Si è parlato dei vitigni utilizzati, di come vengono prodotti, della vinificazione in tini di legno, dell’affinamento parte in tonneau da 600 litri e parte in barrique e della posizione dei vigneti, in collina, vicino alla macchia mediterranea.
Ma ci è parso particolarmente stimolante anche l’accenno fatto da Marchetta al “problema” dei tappi di sughero. “In Italia, ma non solo, siamo ancora troppo attenti all’estetica della bottiglia”, ha detto Marchetti. “Il tappo di sughero, con i noti problemi legati alla possibilità che venga attaccato dai funghi, ha i giorni contati. Sono tante le aziende nel mondo che stanno utilizzando sempre più spesso i tappi a vite, anche per bottiglie costose e capaci di un certo invecchiamento. Si tratta soprattutto di vini bianchi, strutturati”, ha proseguito Marchetti.
E i rossi? “Per i rossi c’è ancora un po’ di timore, soprattutto perché il consumatore è ancora legato all’immagine del vino di prestigio con il tappo di sughero e il tappo a vite non fa una bella impressione. È una questione di abitudine, di cultura, che poco alla volta, ne sono certo, cambierà”.

Ma non c’è il pericolo che il vino si rovini col passare degli anni, senza quel lento contatto con l’ossigeno che passa dal tappo di sughero? “In realtà, la mancanza di scambio d’aria aiuta a preservare più a lungo le qualità organolettiche del vino. E ho la prova che dopo alcuni anni il vino non peggiora, anzi. Ho avuto modo di assaggiare due bottiglie identiche di rosso, una tappata col sughero e una con il tappo a vite, custodite in cantina per cinque anni. La degustazione alla cieca ha decretato il successo di quella con il tappo a vite, che aveva permesso al vino di mantenere il colore, i profumi e il gusto del prodotto giovane. Il tempo sembrava non essere passato. E il pericolo del sapore di tappo è scongiurato per sempre!”.
È vero, ma l’evoluzione del vino? Il piacere di seguire l’evoluzione di un vino assaggiando una bottiglia una volta ogni tanto, per scoprirne i mutamenti? In fondo, il vino, è vivo, e cambia col passare del tempo. Esattamente come l’uomo, che il vino lo fa.
Marco Latour


