
MaaS, acronimo di Mobility as a Service, ovvero Mobilità come Servizio, è uno dei grandi cambiamenti che sembra prospettarsi per il nostro futuro prossimo.
In pratica si dovrebbe verificare un cambiamento di paradigma nell’intendere la mobilità personale. Dall’essere legata principalmente all’utilizzo di mezzi di trasporto di proprietà (automobile in primis) la mobilità dovrebbe essere intesa come un servizio offerto da diversi fornitori che permettono lo spostamento degli individui. Già oggi questa evoluzione è in atto.
Soprattutto nelle principali aree urbane negli ultimi anni hanno iniziato a diffondersi servizi di car-sharing o ride-sharing (servizi tipo Uber o BlaBla Car per intenderci) per agevolare i nostri spostamenti.
In pratica basterà dire al nostro smartphone:”voglio andare in quel luogo” e ci saranno proposte le alternative possibili con i loro costi: mezzi pubblici, bici o scooter elettrici, car sharing e altre soluzioni. Starà poi a noi effettuare la scelta.
Certo per un italiano sarà difficile pensare ad un cambiamento così epocale. Siamo la civiltà dell’automobile come oggetto del desiderio, non come puro mezzo di trasporto. Siamo cresciuti con il desiderio di possedere la nostra automobile preferita e ancora oggi il design è uno dei principali fattori di scelta delle nostre autovetture.
Se però pensiamo ad altre culture diverse dalla nostra, il cambiamento non sembra poi così lontano. Per esempio in Cina da diversi anni è in atto un massiccio processo di urbanizzazione che ha portato alla nascita di vere e proprie megalopoli. L’area metropolitana di Pechino conta 29 milioni di abitanti su una superficie di circa 17.000 Km quadrati (quasi come la superficie del Veneto), con enormi problemi di traffico e inquinamento.
Nelle città sempre più congestionate, la guida dell’automobile risulta più una pura necessità che un piacere. Ecco perché già oggi in Cina i sistemi di ride-sharing sono enormemente diffusi e spesso sono la prima scelta per la mobilità personale.
Il passo successivo per la definitiva esplosione della MaaS sarà l’avvento (ormai non così lontano), della guida autonoma. Un veicolo a guida autonoma potrà essere a disposizione per la mobilità di tutti e perderà il connotato di possesso per noi ancora così importante.
Questo cambiamento imporrà una vera rivoluzione ai produttori di veicoli che si troveranno ad avere come clienti non più gli utilizzatori finali, ma i fornitori di servizi.
Già oggi c’è chi cerca di precorrere questi cambiamenti e stanno nascendo nuove aziende che basano i loro prodotti sulla guida autonoma, sull’interconnessione, sulla modularità e praticità, più che sul design, sulle prestazioni e sull’appeal emozionale. Essendo sempre più preponderante l’aspetto informatico e telematico dei futuri veicoli, non è un caso che molte di queste nuove società automotive si trovino nel cuore della Silicon Valley piuttosto che a Detroit, Stoccarda o Torino.
Quanto manca al lancio di una vettura da parte di Amazon, che guarda caso ha già ordinato alla start-up Rivian 100.000 furgoni elettrici, oppure Google? L’industria automotive tradizionale è ben consapevole di questo cambiamento in atto, e sa di dover reagire molto in fretta se non vorrà essere superata da una nuova generazione High-Tech di produttori di veicoli autonomi e… anonimi.
Sergio Novati
