Prova Mazda MX-5

Una delle roadster più amate degli ultimi tempi compie vent’anni. Mazda MX-5 si concede ritocchi a carrozzeria e motori, aggiungendo anche il cambio automatico. E’ proprio questa la novità più significativa, rispetto alla versione di lancio.

DESIGN
Il grande stravolgimento stilistico di Mazda Mx-5 è stato quello del 2005, a parte la scomparsa degli indimenticabili fari annegati. Oggi, si tratta dunque di piccole ma sostanziali modifiche. Tutti gli accorgimenti vanno nella direzione di una mascolinità più accentuata, e di un impatto visivo più deciso. Tanto per cominciare, il frontale adotta un nuovo paraurti con fendinebbia incastonati, nuova griglia a cinque punte, gruppi ottici più affilati. Poi arrivano i passaruota sottolineati con più rabbia, minigonne più esplicite e i gruppi ottici posteriori ridisegnati. Chiudono la visuale d’insieme qualche cromatura qua e là, e due nuovi colori per la carrozzeria. Queste modifiche rappresentano una piccola iniezione di personalità, dicono convinti in Mazda.

INTERNI
All’interno trovano posto altri ritocchi. La strumentazione è nuova e più leggibile, con lo schermo LCD del computer di bordo a retroilluminazione rossa. Compaiono le ghiere argentate, e gli accoppiamenti cromatici delle plastiche sono ora più convincenti. Le levette degli alzacristalli elettrici rimangono rifinite con una plastica scura, poco elegante. Ci sono i sedili riscaldabili in sei posizioni ed i Recaro regolabili in altezza (installati sulla vettura in prova). I vani porta bicchieri inseriti nelle portiere sono stati ridisegnati, per offrire più spazio alle gambe. Tuttavia siamo pur sempre a bordo di una due posti di 4 metri di lunghezza, per 1,26 di altezza, dunque vivamente sconsigliata a chi ha bisogno di spazio.

BAGAGLIAIO
Lo spazio riservato all’hard-top retrattile, limita un poco il vano di carico. MX-5 offre una capacità di 150 litri, poco più di una city-car. Tuttavia la capienza rimane tale anche con il tetto ripiegato, dato che non si posiziona nel bagagliaio, come in altre roadster, ma in una zona apposita dietro il roll-bar. Questa comoda ed intelligente soluzione permette di andare a fare la spesa anche sul lungomare di Portofino, senza chiudersi dentro. Lo sgancio del portellone è possibile in due modi: agendo sul corpo della chiave d’accensione e sul pulsante posto sotto la plancia, a sinistra del volante.

ALLESTIMENTI
Finalmente disponibile in Italia, il cambio automatico caratterizza MX-5 nella versione roadster-coupé Fire Powershift di questa prova. Si aggiungono i cerchi in lega da 17″, fendinebbia e paraurti in tinta con la carrozzeria. Nell’abitacolo si trova un bel impianto audio Bose con caricatore 6 CD che legge gli MP3, dispone di ingresso Aux e Bluetooth con comandi al volante. Gli specchietti sono elettrici, ed il lunotto termico è una comodità da non sottovalutare. Attenzione, però, se scegliete questa versione automatica, siete costretti a rinunciare al differenziale posteriore a slittamento limitato, e agli ammortizzatori Bilstein. Gli airbag frontali e laterali sono di serie, come pure il controllo della stabilità.

MOTORE
Il 2.0 aspirato da 160 CV trova ora la zona rossa a 7.500 giri, 500 in più di quanto accadeva prima. La coppia massima di 188 Nm, invece, continua ad essere erogata a 5.000 giri. Il merito risiede nell’accurato lavoro su albero motore, valvole e pistoni. Il risultato è quel qualcosa in più regalato alla guida sportiva, caratteristica base di quest’auto da sempre. In questa direzione, gli ingegneri giapponesi si sono dati da fare per aumentare la piacevolezza del rombo del propulsore, e anche la sua percezione all’interno dell’abitacolo. Operazione perfettamente riuscita.

SU STRADA
Il punto nobile di MX-5 resta comunque il telaio. Con un peso di poco superiore ai 1.000 kg, bilanciato al 50%, e un centro di rollio abbassato di 26 mm, la roadster-coupé Mazda ha ora riacquistato il riuscito equilibrio tra comfort e agilità, che nel 2005 sembrava andato un poco perso. Piccola, leggera e precisa. MX-5 ritrova tutto lo smalto che l’ha resa celebre. Il lavoro di affinamento del set-up, le ha reso giustizia. Lo sterzo è veloce e progressivo, anche se un pizzico di sensibilità in più non ci sarebbe dispiaciuto. Il telaio non torce mai, neppure a tetto ripiegato. Basta aspettare che le sospensioni trovino l’appoggio laterale, per infilarsi in curva con una rapidità imbarazzante, anche per auto con diversi cavalli in più. Il vanto dei tecnici Mazda risiede appunto nella riuscita sintonia tra chi guida e l’auto. Gli unici appunti sono connessi all’adozione del cambio automatico della vettura di questa prova. Il convertitore di coppia è anche abbastanza veloce, ma non permette di selezionare sempre la marcia desiderata. Soprattutto difficilmente ci si può divertire in sovrasterzo a causa della mancanza del pedale della frizione, e dell’assenza del differenziale a slittamento limitato. In più, le levette al volante non primeggiano per intuitività. Tuttavia l’automatico è una comodità in più, che strizza l’occhio alla potenziale clientela femminile.

VERSIONE IN PROVA: Mazda MX-5 FL 2.0L

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