Si è aperta a Milano la dodicesima edizione di Identità golose, una maratona di tre giorni interamente dedicata al cibo. Dal 6 a domani 8 marzo, al MiCo Milano Congressi raduna in oltre 100 relatori del mondo della ristorazione, per un confronto sui temi della cucina.
Dopo la riuscita esperienza di Identità Expo 2015, in cui era stata sperimentata la formula di pranzi e cene, alternati a eventi con oltre 200 chef italiani e stranieri come ospiti, la manifestazione di Milano quest’anno ha raggiunto un elevato grado di maturità, con importanti sponsor e molti eventi organizzati, in contemporanea, in quattro sale. E poi le novità della Scuola, dove i grandi chef incontrano il pubblico, con lezioni specifiche; e tante nuove sezioni, dedicate al formaggio, al caffè, al mare, allo champagne, e incontri su temi specifici, quali il pane, il panettone o il gelato.
Il tema di quest’anno è “La forza della libertà”, ovvero “il valore della libera creatività e della libera convivialità – come ha detto il curatore della manifestazione, Paolo Marchi – messe così a dura prova dalle tensioni che stanno attraversando il mondo. Regolare i consumi, non vuole dire non sedersi più a tavola, ma anzi intensificare gli scambi culturali e tecnici che avvengono nelle cucine e nelle sale ristorante di tutto il mondo”.
Insomma, una strenua difesa della curiosità, della gioia di proporre continuamente delle novità in cucina, il desiderio di innovare anche attraverso le interazioni con le tradizioni culinarie di altri popoli, senza pregiudizi o schemi precostituiti.
Tanti i nomi noti della ristorazione internazionale: si va da Davide Scabin, del Combal Zero di Rivoli (Torino), a Matthew Kenney, fondatore della più importante scuola di cucina vegana crudista al mondo, a Margarita Forés migliore chef donna per la guida Asia’s 50 Best Restaurants.
E poi il rappresentante dell’avanguardia spagnola Ricard Camarena, considerato la nuova punta di diamante della cucina iberica dopo l’esperienza di El Bulli; Josean Alija, il “cocinero vegetal”, alla guida del ristorante Nerua al Guggenheim Museum di Bilbao e, dal Venezuela Carlos Garcia, capofila di un rinnovato orgoglio nazionale che passa anche attraverso la riscoperta dell’identità culinaria venezuelana.

Tra i vari banchi d’assaggio, tenuti da grandi aziende del settore, accanto a piccoli artigiani, anche una sala per degustazioni, con i vini della WineHunter Selection, ovvero una scelta di aziende vitivinicole e di distillati che hanno ottenuto il bollino Merano Wine Award & Culinaria dalle commissioni di degustazione WineHunter e che sono state invitate a rappresentare l’eccellenza vitivinicola nazionale.
Folta la rappresentanza dei vini veneti, fra i quali spiccano le etichette di Venegazzù, un’azienda dei colli asolani, nota per uno dei tagli bordolesi più tradizionali (creato negli anni 50, prima di tanti supertuscan, e molto apprezzato anche dal generale de Gaulle, a cui venne dedicato). Si tratta del Montello Vengazzù superiore Capo di Stato 2009 (40% cabernet sauvignon, 30% merlot, 20% cabernet franc e 10% malbech), un vino ancora un po’ duro, ma destinato a migliorare in cantina nei prossimi dieci anni.
Marco Latour



