2 settembre 2015 Redazione

Prova Alfa Romeo MiTo 1.4 Turbo 170 CV

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Potremmo definirla un classico italiano, questa MiTo che nell’allestimeno Quadrifoglio Verde esprime tecnologia a tutto tondo. Un fascino che viene esaltato nella guida più dinamica, rendendo giustizia alla connotazione sportiva che da sempre fa parte del patrimonio Alfa Romeo.

L’emblema Quadrifoglio Verde sulle fiancate, sottolinea il particolare trattamento estetico che contraddistingue questa versione di MiTo. Il look sportivo è garantito, grazie al paraurti con estrattore ed allo spoiler posteriore.

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Anche il colore della carrozzeria è un indice di sportività, e la tinta ‘Grigio Magnesio Opaco’ esalta le linee aggressive oltre a rappresentare un abbinamento ideale con i grintosi cerchi da 17″ che lasciano trasparire le pinze freno di colore rosso personalizzate Alfa Romeo. L’impianto frenante è realizzato da Brembo, una garanzia riconosciuta in tutto il Mondo.

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A proposito di design, le portiere in stile coupé propongono i finestrini senza cornice. Un dettaglio invisibile esternamente, che emerge prepotentemente ad ogni apertura, meglio ancora se con i finestrini abbassati.

MiTo è un progetto tuttora valido stilisticamente, che meriterebbe probabilmente un gruppo ottico fornito di fari diurni a Led, così come proposto da buona parte delle concorrenti.

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L’anima sportiva traspare anche all’interno, con un ambiente nero (anche sul tettuccio) che nuovamente ammicca al concetto di sportività ed esclusività.

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Il bel volante sagomato in pelle e dalle cuciture a vista, propone una impugnatura che si apprezza ulteriormente nella guida più dinamica, peccato sia regolabile solo in altezza e non in profondità. Il trattamento ‘carbon look’ compare su buona parte della plancia, mentre leva cambio e freno di stazionamento riprendono pelle e cuciture del volante.

La strumentazione, dalla accattivante grafica, meriterebbe un trattamento antiriflesso per una migliore leggibilità diurna in linea con le prerogative di guida di MiTo.

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Ma sono i sedili sportivi Sabelt (regolabili solo in lunghezza) a fornire una caratterizzazione forte ed incisiva, da una parte per la forma che rimanda direttamente alla guida in pista, dall’altra per i materiali come lo schienale in fibra di carbonio, realizzato con la tecnologia RTM per unire alta resistenza meccanica a ingombro ridotto (oltre a leggerezza). Il tessuto è invece rigorosamente Alcantara, impreziosito dal logo Alfa Romeo elegantemente cucito.

I passeggeri posteriori possono salire a bordo tramite lo scorrimento dei sedili anteriori, che grazie alla loro forma sottile meglio si prestano a questa funzionalità.

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Nulla di nuovo sul fronte del bagagliaio, in linea con il concetto di ‘compatta sportiva’ e con 270 dm2 di spazio disponibile. Inoltre il piano di carico risulta rialzato, limitando di fatto la facilità di carico, i sedili abbattibili (2/3) compensano comunque in parte aggiungendo spazio in una vettura che evidentemente non è stata progettata per la famiglia.

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Il gratificante suono che esce dalla doppia marmitta, è frutto del motore turbobenzina da 1.368 cm3 di classe MultiAir. Con i suoi 170 CV (125 kW), propone una coppia di 250 Nm a soli 2.500 giri. Parametri, che unitamente alla leggerezza di MiTo, consentono di raggiungere i classici 0-100 km/h in soli 7,3 secondi. Prestazioni che tutto sommato non incidono pesantemente sui consumi, dichiarati in 18,5 km di percorrenza per litro nel ciclo combinato, e frutto della tecnologia MultiAir che regola la gestione delle valvole attraverso un sofisticato sistema elettro-idraulico.

La trasmissione è affidata al cambio automatico TCT a 6 rapporti, con possibilità di gestione sequenziale, sia dalla leva cambio che dalle palette presenti sul volante. Si tratta di un doppia frizione a secco, che dopo un iniziale periodo affiatamento mostra di essere parecchio in sintonia con le preferenze di guida del pilota.

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La leva di selezione del sistema DNA è posizionata a ridosso del cambio: agisce su motore, freni, sterzo, sospensioni e cambio. Consente tre diversi comportamenti dell’auto, in base allo stile di guida del momento: sportivo, normale e per condizioni di difficile aderenza.

Altro sistema elettronico adottato da MiTo è Q2: agendo solamente sui freni, assicura l’effetto di un differenziale autobloccante. Un toccasana nella guida sportiva al limite, in grado di mostrasi efficace anche nella guida quotidiana.

Presente anche il DST, che integra il servosterzo elettrico nel controllo dinamico del veicolo: applica una leggera coppia allo sterzo per ‘suggerire’ la manovra giusta.

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Un significativo contributo nel piacere di guida è garantito dal sistema di controllo degli ammortizzatori elettronici: valutano in maniera continuativa la risposta del telaio in base a condizioni stradale e nuovamente preferenze del pilota.

Altri sistemi elettronici si aggiungono a questa dotazione imponente, rendendo questa MiTo una vera purosangue pronta a seguire le capacità del pilota. Una resa che raggiunge evidentemente il suo top in pista, ma che riesce comunque a gratificare anche nell’uso quotidiano, con una gestione della potenza piuttosto morbida, seppure pronta a scatenarsi al momento opportuno.

Solo la partenza da fermo non sembra essere una prerogativa gradita alla trasmissione automatica TCT, maggiormente proiettata a esigenze di guida dinamica.

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Ad ogni modo, il divertimento è assicurato ancora prima di partire grazie al borbottio della marmitta, che sembra anticipare la disponibilità di una cavalleria pronta ad esprimersi in sicurezza, grazie ai sistemi di controllo presenti. Lo sterzo si mostra diretto, nel contempo ben gestibile nelle ordinarie situazioni di viabilità, così come non sempre riscontrato su modelli concorrenti.

Anche la frenata, sempre pronta ed efficace, punta in questa direzione sottolineando come non occorra superare la soglia dei 200 CV per divertirsi.

Listino: da 15.200 euro
Versione in prova: 1.4 Multiair Turbobenzina 170 CV TCT Quadrifoglio Verde – 25.000 euro
Garanzia: 2 anni
NOTA: caratteristiche e dotazione si riferiscono al modello in prova, alcuni accessori citati potrebbero quindi non far parte della dotazione standard.

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